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Il primo volo

 

 

Il cuore batteva all’impazzata, come se fosse fuori controllo, le mani erano sudate, non riuscivo più a ragionare, mi sembrava di avere perso la lucidità.

Uno, due, tre,… le gambe cominciano a correre all’impazzata, si replicano automaticamente tutti quei gesti ripetuti in campetto fino alla nausea.  Quattro passi e poi …

… LA TERZA DIMENSIONE !!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Le cose che mi lasciarono un ricordo indelebile furono due. La prima fu il fruscio del vento sui cordini del parapendio e la seconda l’immenso vuoto che si creò, in pochi secondi, sotto di me. C'ero io e poi io, e nessun altro!

Ed ero finalmente in volo! Poi, in collegamento radio con l’istruttore presente in atterraggio, mi fece fare, con voce calma e precisa, qualche virata a destra ed a sinistra, una bella planata, il circuito di avvicinamento e poi l’atterraggio.

Come tutti gli altri allievi, sulla faccia si poteva leggere la gioia, la soddisfazione di avere dominato un momento di estrema incertezza trasformato in certezza. Quella certezza che ti tiene per mano e ti dice: “Glìcole, TU HAI VOLATO !!!, TU HAI VINTO !!!”

Che esperienza indimenticabile! E’ incredibile lo scarico dell’adrenalina che si prova una volta posati i piedi a terra, una sensazione di benessere profonda, di pienezza interiore … ancora adesso!

 

Un’altra piccola esperienza che mi segnò fu il mio primo volo da solo, nel senso, senza nessun altro compagno che volasse con me o che mi assistesse al decollo. Mi ero recato a Val della Torre, in un fine pomeriggio d’estate, nell’intento di fare più una planata che un volo di termica. Solo che ero partito da casa un po’ tardi. Infatti, giunto in atterraggio, le persone che incontrai avevano già tutti volato. E allora, che fare? Mi proposero di accompagnarli in prossimità del decollo, dove avevano lasciato la loro macchina, per il recupero. Nel frattempo, io sarei poi andato su da solo e uno di essi mi avrebbe riportato la vettura in atterraggio. Cosi è stato.

Cavolo, sarei dovuto decollare da solo, fare la camminatina di una mezz’oretta per raggiungere il sito di decollo da solo, al calare del sole, preparami e lanciarmi, da solo e senza tergiversare troppo perchè poi sarebbe venuto buio!

Durante la camminata provai un senso di solitudine incredibile, ero per la prima volta da solo in una simile circostanza. Ero quasi tentato di tornare in dietro ma avrei dovuto camminare per un notevole lasso di tempo. Avrei dovuto raggiungere l’atterraggio a piedi perchè li si trovava la mia macchina. Sarebbe comunque stato, in ogni caso, una sconfitta!

Decisi di continuare, prima o poi una situazione simile sarebbe dovuta capitare. Era una questione di tempo, solo che quel giorno non me lo aspettavo.

Arrivai in decollo. In fretta, perché il sole stava tramontando e cominciava ad arrivare un po’ di vento discendente. Preparai la vela e tutta l’attrezzatura. Mi imbragai, assicurai i moschettoni dell’imbrago alla vela, check list, tutto ok. Avrei solo dovuto cominciare a correre ed invece mi fermai.

Provai una sensazione completamente nuova, mai provata prima… la solitudine. Ero solo! E non solo fisicamente perché non c’era nessuno con me, ma anche solo con me stesso. Solo nella natura. Ero solo su quel monte, ero solo in volo. Quante circostanze sarebbero potute succedere, ed io ero solo. Non so se rendo l’idea, era strano, quasi grottesco per me trovarmi in una simile situazione ma mi resi conto che … mi piaceva. Stavo bene. Provavo una specie di benessere misto a disagio mai provato prima ma, alla fine dei conti,  … mi piaceva!

E’ da quella volta che maturai il desiderio di essere solo quando facevo queste cose e non solo. Anche fare una camminata in montagna, anche una banalità come andare a cercare funghi, ora mi piace farla da solo. Riesco cosi a gestire meglio la situazione, come dire, meglio soli che male accompagnati. Meglio soli che con una persona che ti stressa l’anima perché vuole andare a sinistra e tu a destra, vuole magari tornare indietro e tu vuoi proseguire. A meno che, ovviamente, non ti ritrovi con qualcuno con il quale condividi lo stesso modo di pensare ed agire in quelle determinate situazioni. Dai e dai, quella persona l’ho trovata, ma ne parlerò più avanti.

 

Un'altra volta invece, d'estate, nella fretta di uscire per andare a volare, mi chiusi fuori di casa e le chiavi ... erano rimaste dentro! Minchia, non lo avessi mai fatto! I miei genitori erano in ferie ed io ho dovuto, nell'ordine, rinunciare al tanto atteso volo e chiamare i Vigili del Fuoco per farmi aprire la porta!

La paternale che mi fece mio padre quando glielo dissi (anche io, che fesso a raccontarglielo) fu lunga, estenuante e ... insomma, ... due palle!

 

Non sempre però era possibile volare a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Ed allora guardavo fuori dalla finestra di casa, osservavo la pioggia, il vento e  pensavo a quanto divertimento, a quanta passione avrei perso. Pazienza, sarà per un’altra volta. In effetti il parapendio è, alla fine, una piuma nel vento. Le condizioni meteo volabili non sono poi molte, ma forse è meglio cosi, almeno quando si vola, lo si fa con più piacevolezza.

Di voli ne seguirono tanti altri, fino ad arrivare al giorno dell’esame teorico e pratico per il conseguimento del brevetto.

Cavoli, ero preparatissimo, quasi meglio dell’esame della scuola guida!

Eravamo andati presso il santuario di Oropa. Tutti seduti sul prato, bene distanziati l’uno dagli altri. L’esaminatore aveva una faccia severissima, faceva quasi paura. Distribuì le schede dei quiz, pronti e via! … “Emergenza, Emergenza, cosa rispondo a questa domanda?”, … “e a quest’altra cosa scrivo?” … “Emergenza, mi aiuti?” … Eccheccavoli ragazzi, un attimo, fatemi almeno prima fare le mie!!!!!

Va bene, finita la prova scritta, passiamo a quella pratica.

Tutti pronti, le vele belle nuove e colorate stese per terra e pronte al volo. Tocca a me… Faccio un bel decollo (per fortuna) e comincio a volare nella direzione dell’atterraggio. Per radio l’istruttore comincia a farmi fare degli esercizi comprese le orecchie con conseguente virata. Il risultato è stato che ho perso troppa quota e sono stato costretto ad effettuare un atterraggio d’emergenza in un piccolo prato, circondato da alberi, che si trovava molto prima del punto di atterraggio.

 

Meno male che poi ammisero che non era stata colpa mia se non ero riuscito ad atterrare nel punto prestabilito e mi promossero. La mia fidanzata mi regalò un ciondolino per ‘premio’!