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L’edicola e la bicicletta

 

 

Certo, più facile a dirsi che a farsi.

Intanto considerata l’età, non avevo a disposizione il becco di un quattrino e poi, volare con cosa?

Sono molti i modi che l’uomo ha ideato per volare. Tutti fantastici e degni di merito, più o meno costosi ma sempre tali.

Allora, andiamo per gradi. Vado in edicola e comincio a guardare quante riviste di volo ci sono in circolazione e comincio ad interessarmi alle varie sfumature che il volo presenta.

Con il tempo, mi rendo conto che sono davvero tanti i modi per volare. Dal jet militare, all’aereo di linea, all’aviazione generale per finire con quella sportiva. Figata!

Nei miei pellegrinaggi a varie conferenze sul volo, un pilota della pattuglia acrobatica delle Alpi Eagles, formata da Siai Marchetti SF-260, aveva detto testuali parole: “Se Dio avesse voluto che l’uomo volasse, non gli avrebbe fornito un paio d’ali ma gli avrebbe dato più soldi”. Ed in effetti, più passava il tempo e più mi rendevo conto che volare costava, anzi costa veramente uno sproposito. Il solo fatto che una vite sia stata concepita e creata per scopi aeronautici, fa decuplicare il prezzo rispetto ad un oggetto simile, se non uguale, ma per scopi non aeronautici.

Parallelamente, mio padre mi regalò una bicicletta da corsa e mi iscrisse alla squadra ciclistica dell’oratorio. Erano ormai innumerevoli le volte che inforcavo la bicicletta ed andavo all’aeroporto di Caselle per vedere gli aerei passeggeri che atterravano e decollavano. Letteralmente aggrappato alla grata della recinzione, ne apprezzavo le forme, le caratteristiche, il rumore dei potenti reattori, il ‘profumo’, perché per me era tale, del combustibile utilizzato per le turbine. E rimanevo ore ed ore, sempre nella stessa posizione, sempre aggrappato alla recinzione come un babbuino e sognavo ad occhi aperti.

Cosa poteva osservare, quali emozioni e sensazioni poteva provare un pilota nel pilotare (ricordo che un aereo si ‘pilota’ e non si ‘guida’) un aereo e per giunta cosi grosso come quelli commerciali? Il senso di responsabilità nel portare, da un aeroporto ad un altro, un aereo di un deciso peso e costo, carico di decine, centinaia di persone. … BOH? E che ne so io, non sono mica un pilota!

Poi, d’un tratto, un aereo prende la rincorsa con un fragore decisamente maggiore degli altri. Un caccia militare che, con due lunghe scie di fuoco che spuntano fuori dai motori, punta il muso verso il cielo e sparisce dalla vista in pochi secondi!

Ma allora qui urge un rimedio! Occorre andare in una libreria e cominciare a comprare libri inerenti al volo che spieghino, un po’ per benino, il perché di quelle lunghe lingue di fuoco, il perché un aereo vola, come fa un pilota a condurre un aereo da un punto ad un altro della terra, la meteorologia, la aerodinamica, l'avionica. Insomma, mi rendevo conto che i perché erano davvero tanti, forse troppi, ma andavano spiegati tutti, dal primo all’ultimo.

Cavoli, più mi addentravo nella materia e più mi piaceva! Era davvero entusiasmante che l’uomo avesse scoperto, ideato e costruito tutte quelle cose. Quanta teoria ed esperimenti erano stati fatti per arrivare a certi livelli di conoscenza e di pratica, quanta gente era deceduta durante le prove ed i collaudi!

Intanto le riviste di aviazione aumentavano in camera mia e i libri pure, come anche i poster attaccati al muro. Ogni volta che sentivo un aereo passare sopra la casa dei miei genitori, interrompevo qualsiasi cosa stessi facendo e correvo sul balcone per vedere che aereo fosse. La fortuna era che il balcone si affacciava proprio su quel sentiero ideale che porta gli aeroplani fino sulla pista di atterraggio. Allora giocavo nel riconoscere i vari modelli, le compagnie aeree. Non parliamo poi quando tiravano giù il carrello ed estraevano i flap! Tripudio completo!

E pensare che un pomeriggio di una calda primavera stavo andando, sempre in bicicletta, all’aeroporto con tre miei amici. Eravamo, come prescrive il codice della strada, in rigorosa fila indiana ed io ero l’ultimo della fila. Al passaggio di un aereo quasi in finale, quindi molto basso, il primo della fila, chissà poi perché, si fermò. Il secondo fece la stessa cosa al fine di non rovinargli addosso. Il terzo pure. Io, che ovviamente non stavo guardando la strada (indovinate ora voi cosa io stessi guardando), andai dritto dritto addosso agli altri tre cadendo impunemente per terra come un sacco di patate, ricevendo una quantità esagerata di vaffan… che ricordo ancora oggi.

Un giorno mi venne pure in mente di costruire un paio d’ali, un timone di coda ed un’elica, il tutto collegati in qualche maniera  alla bicicletta, per potere decollare ed osservare il mondo dall’alto. Progetto poi subito abbandonato per i motivi che si possono ben immaginare!

 

La mia crescente passione per il volo mi aveva portato anche a partecipare ad una selezione per un corso di meteorologia tenuto dall'Aeronautica Militare presso l'aeroporto di Torino Caselle.

Alle lezioni, che furono tenute in una stanza della torre di controllo che si affacciava sulla pista, mi accompagnavano sempre il mio papà e mio nonno Lullu. 

E' stata una bella esperienza in quanto, oltre che essere tenuto da ufficiali dell'Aeronautica, gli argomenti trattati sono stati molti, esaustivi e dattagliati. Conservo ancora il 'diploma' d'esame sostenuto a fine corso appeso, in bella vista, in garage.

 

All'ultimo anno del liceo invece, non so a chi venne l'idea, ma in classe ci organizzammo per scrivere mensilmente un giornaletto, di qualche pagina, raccontando il più ed il meno.

Erano poi i professori che lo vendevano 'coattamente' ai compagni delle altre classi.

Neanche a farlo apposta, il compito assegnatomi fu quello di parlare di aerei. Scrissi allora qualche articoletto dove andavo a raccontare qualche storiella, inventata di sana pianta, riguardante gli aerei ed il mondo che gli ruota attorno con ovviamente il sottoscritto protagonista.

Ricordo che ricevetti diversi complimenti sia dai miei compagni che dagli insegnanti. Addirittura una mamma di una mia compagna chiese alla figlia se le situazioni che avevo raccontato mi fossero successe per davvero. Magari!!!

 

Ricordo anche una figuraccia rimediata in classe con il mio compagno di banco e di mille cazzate studentesche, Tosco.

Avevo ritagliato una fotografia di un aereo da una rivista e, dato che mi piaceva così tanto, me la ero portata in classe.

Durante una noiosissima lezione di latino (e come darmi torto - "Tra sbuffi e sbadigli, studiando il suo latino, chiedeva il signorino: "Qual tempo è questo" al precettor canuto. Ed il precettor rispose: "Tempo perduto." "), per potere un po' evadere con la mente, ero in assoluta contemplazione della stessa con la fantasia che volava anch'essa come stava facendo quell'aereo nella foto.

Ad un tratto il mio compagno di banco mi chiese se poteva prenderla per vederla meglio.

"Certo", gli dissi. Purtroppo la prese da un lato con entrambe le dita sulla parte superiore della stessa innescando un piccolo ma inesorabile processo di 'stropicciamento' che proprio non era neanche lontanamente da me concepito!

Di colpo e ad alta voce, nel silenzio totale della lezione, gli esclamai: "Noooooo, non cosi!! Lo devi prendere cosi (l'aereo n.d.r.), non cosi!!!", facendogli vedere che mi stava stropicciando la fotografia.

Imbarazzo nel totale silenzio! Un altro mio compagno, Binto, che già d'accordo, da 'grandi', volevamo fondare una nostra compagnia aerea, la ALAM (dalle iniziali dei nostri due nomi), mi disse ad alta voce: "Che cosa deve prendere cosi???"... Imbarazzo totale, generale risata da parte di tutti, occhiataccia di Tosco e dalla prof e nota sul diario evitata per un soffio!!! FIIUUUUUU!!!!