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Le origini

 

 

Fu tutta colpa di mio zio, Donziòne. La disperazione di mia mamma, la contrarietà, per altro più tacita di mio padre, la mia gioia per avere uno scopo nella vita, … insomma, tutta colpa di mio zio!

Ricordo molto bene quel pranzo, tanti e tanti anni orsono, con i nonni, genitori, zii e cugini. Quei pranzi dove ti ci ritrovi invischiato e non sai neanche bene come. Forse perché non sei stato così pronto ad inventarti una balla che possa stare in piedi, ma tant’è, sei li a sentire un sacco di scemate che non te ne frega assolutamente nulla di ascoltare. Ma poi era Natale, come fare a sottrarsi in un’occasione del genere? Per fortuna ero un ‘pre adolescente’ con in testa tanti capelli che poi, con gli anni e complice il vento, se ne sono volati quasi tutti via. Un vantaggio comunque c’è, ed è quello che impiego quindici secondi per asciugarmi la testa e non spendo più un accidente in parrucchiere!

Ma ritornando al fantomatico pranzo, dove per altro fu tassativamente vietato a mia mamma di rifare per l’ennesima volta il suo famoso budino, proposto in tutte le occasioni di ritrovo fra parenti, tramandato, diceva lei, da generazione in generazione. Niente di scritto, per fortuna, ma chissà quanti miei antenati ci hanno messo del loro, apportando miglioramenti e personalizzazioni. La tragedia è che anche mia moglie si è fatta spiegare da mia mamma il metodo per la realizzazione del fantomatico budino. Per carità, buono è buono, però …

Ebbene, in tante frasi sconnesse e con poco senso, dovute per lo più al vino che scorreva generoso, il mio Donziòne mi raccontò che, anni prima, aveva cominciato un corso all’Aeroclub di Torino per prendere il brevetto di pilota privato. In uno dei voli che aveva fatto, l’istruttore aveva messo l’aereo di taglio e lui vedeva il mondo in verticale anziché in orizzontale.

Vabbè, tutto qui, non una parola in più, non un pensiero in più oltre allo scontato commento: “oooohh, che bello!”, tanto per dire qualcosa e dargli un po’ di soddisfazione, benchè non me ne importasse più di tanto.

Il problema sorse qualche giorno dopo, anzi notte. Infatti in una fredda notte sognai di essere su un aereo da turismo, pilotato dal mio Donziòne con mia mamma facente le funzioni di copilota (per fortuna solo con la fantasia in quanto era solo seduta accanto al posto del pilota), i miei due cugini ed io.

L’aeroplano aveva un finestrino al posto del timone verticale (come avrebbe fatto a volare non lo so, ma tanto era un sogno), ed io ero li, affacciato a contemplare il panorama che, inesorabile, scorreva sotto di me.

Ricordo benissimo che stavamo volando e, ad un certo momento, passammo dalla terra al mare, sorvolando una costa che precipitava a strapiombo sull'acqua.

Bellissimo! Un colpo di fulmine! Fu amore a prima vista!

Quando mi svegliai, decisi che IO DOVEVO VOLARE! Non sapevo come e non sapevo quando, ma l’unica cosa che sapevo è che lo dovevo fare!